Nasce la facoltà di Secolarismo per diventare ateologi e fare proseliti

Per diventare teologi bisogna tendenzialmente laurearsi in teologia, ma non è ancora chiaro cosa potrebbero diventare gli studenti del Pitzer College, in California, dopo essersi laureati in “Secolarismo”. Ateologi? Secolariatri? Agnosticologi? Odifreddisti? In attesa di rispondere alla domanda, i professori di questo locus amoenus del pensiero liberal dove dare i voti è quasi un delitto (la classificazione è una costrizione indotta dall’egemonia borghese) si sono attrezzati per mettere in piedi questo corso di laurea che solo i più ingenui possono pensare sia dedicato al fenomeno della “secolarizzazione”.
13 AGO 20
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New York. Per diventare teologi bisogna tendenzialmente laurearsi in teologia, ma non è ancora chiaro cosa potrebbero diventare gli studenti del Pitzer College, in California, dopo essersi laureati in “Secolarismo”. Ateologi? Secolariatri? Agnosticologi? Odifreddisti?
In attesa di rispondere alla domanda, i professori di questo locus amoenus del pensiero liberal dove dare i voti è quasi un delitto (la classificazione è una costrizione indotta dall’egemonia borghese) si sono attrezzati per mettere in piedi questo corso di laurea che solo i più ingenui possono pensare sia dedicato al fenomeno della “secolarizzazione”. E’ il “secolarismo”, con la sua imponente desinenza, a essere l’oggetto di studio dei ragazzi che dal prossimo autunno sceglieranno di darsi ragione scientifica della non-esistenza di Dio o del fatto che la Bibbia è uno strepitoso racconto fantasy. Praticamente una facoltà negativa per approfondire le ragioni di chi rifiuta di darsi una ragione sui temi d’indagine che l’uomo affronta da qualche tempo a questa parte: origine del mondo, significato dell’esistenza, destino di tutte le cose e così via. E’ un po’ come se gli scettici verso la medicina istituissero una facoltà di “Malattia”. Certo, al Pitzer hanno gioco facile a farla molto più sottile di così.
Il grande inventore di questo corso di laurea si chiama Phil Zuckerman, professore di Sociologia delle religioni che si descrive come “culturalmente ebreo ma agnostico-ateo sulle questioni che riguardano il mistero profondo”. La denominazione “agnostico-ateo” rende simpatico anche Woody Allen quando diceva che “lei era atea e io agnostico. Non sapevamo senza quale religione educare i figli”, visto che al confronto Zuckerman è uno che si prende immensamente sul serio. Ha scritto libri sulla religione di W. E. B. Du Bois, sugli scismi nel mondo ebraico, sulla decadenza religiosa nella Scandinavia contemporanea, sul sesso e la religione, sulle società senza religione e sulle religioni senza società, arrivando a conclusioni che non superano mai la pura osservazione sociologica. Zuckerman non pretende di dire cose definitive sul divino rifiutando allo stesso tempo di argomentare, come un Christopher Hitchens, e nemmeno vuole riscrivere una Bibbia senza Dio (roba che nemmeno Kant s’è arrischiato), come ha fatto il filosofo Anthony Grayling, con buone vendite. Zuckerman si accontenta di osservare che la secolarizzazione è un fenomeno rilevante nei numeri, che la gente abbandona la religione organizzata per organizzarsi individualmente o in gruppo attorno a convinzioni non trascendenti e moralizzanti.
Nel grande supermercato del sapere la fotografia di una tendenza merita di ricevere il sigillo della scientificità. Come laurearsi sul tuffo in piscina dal balcone, sulla vodka negli occhi, sulla violenza negli stadi ma con numeri molto più rilevanti. “Non si tratta di capire se c’è un Dio o no – ha detto Zuckerman al New York Times – ci sono centinaia di milioni di persone non religiose. Voglio sapere chi sono, in cosa credono, perché non sono religiose. Ci sono alcuni paesi in cui un’alta percentuale di persone si dichiara atea. Il Canada, per esempio, sta sperimentando un’enorme ondata secolarista, e tutto questo non è ancora stato studiato”.
All’inizio persino i colleghi ultraliberal di Zuckerman erano un po’ scettici. “Li ho dovuti convincere che non è un corso di laurea antireligioso, non più di quanto un corso di religione sia antisecolarista”, ha detto il neodirettore del dipartimento. Forse nel votare la decisione avranno pesato anche i titoli di alcuni corsi coniati dallo stesso Zuckerman: “Dio, Darwin e il disegno intelligente in America”, “Ansia nell’età della ragione”, “la Bibbia come letteratura”. Del resto, al corpo docenti del Pitzer College la proposta di una laurea in Secolarismo non poteva sembrare più scadente di quelle in “Golf management”, “Astrobiologia”, “Ittologia”, “Educazione della danza”, già affermate in diversi campus americani. Anzi, ormai sono tutti certi che la facoltà ateologica di Zuckerman farà proseliti.